Nik Bärtsch’s RONIN “Live”

Nik Bärtsch's Ronin - Live

Questa sera non mi accompagna la mia fedele grappa “Falcone”, ma un buon bicchiere di ottimo Montefalco rosso riserva del 2005.
Questo bicchiere ben si sposa al nuovo ascolto, ancora Jazz si ma con una strana influenza di Reich, chitarra gitana e pianoforti Jarrettiani.

Autore: Nik Bärtsch’s RONIN
Esecutori: Nik Bärtsch (Piano), Kaspar Rast (Drums), Björn Meyer (Bass), Thomy Jordi (Bass), Andi Pupato (Percussion), Sha (Contrabass and Bass Clarinet)
Genere: Jazz
Anno: 2012
Etichetta: ECM

 

Tracklist

CD 1

  1. Modul 41_17 (Lörrach)
  2. Modul 35 (Leipzig)
  3. Modul 42 (Wien)
  4. Modul 17 (Tokyo)
  5. Modul 22 (Amsterdam)

Total time: 60:00

CD 2

  1. Modul 45 (Mannheim)
  2. Modul 48 (Gateshead)
  3. Modul 47 (Mannheim)
  4. Modul 55 (Salzau)

Total time: 45:02

Recorded between 2009 and 2011

Sto ascoltando un doppio disco live che respira profondo e con assoluta intelligenza si presta ad allargare gli orizzonti del Jazz.

La prima traccia del disco trasporta in un clima metronomico, transeotico e ipnotico per trascendere in momenti di armoniche aperture e volteggi veloci e ripetitivi come una danza sufi.
Ammetto che questo mix sperimentale rende assolutamente coinvolgente l’ascolto trasportandomi in territori non prettamente Jazz ma di cui ne vado ghiotto. 16 minuti di piacere.

Secondo brano e le influenze di Glass si fanno più concrete, si insinuano nella trama sonora alcune sottigliezza alla Friedman il che aggiunge al mio già grande piacere d’ascolto il piacere della ricerca intelligente di una trama sonora tutt’altro che scontata e noiosa.
Il ritmo è sempre incalzante e ossessivo articolato da ripetizioni armoniche tessute da ballate psicotiche e tratti psichedelici.
Ma stiamo parlando di Jazz no?

La quarta traccia mi porta agli anni ’60, ai primi Pink Floyd, alla psichedelia mi piace ripetermi ma questo disco è un fantastico mix, Jazz psichedelico? Perchè no?
Sono trascinato dal crescendo di piano, trasportato da un sax ipnotico e mi chiedo come mai non ero a questo concerto…

L’ascolto prosegue piacevole, mi trovo a mio agio in questo mix di stili e tecniche, suoni e atmosfere; mi rendo conto che anche la dinamica della registrazione è notevole e non si fa mancare nulla compreso qualche ronzio di fondo.

La psichedelia continua nelle mie orecchie, ma rispetto a quella dei ’60 è magistralmente eseguita e mescolata con grande intelligenza e tecnica (mi perdonino gli amanti del genere).
Se vi si storce il naso alle mie affermazioni comprate questo disco, altrimenti compratelo comunque.

In ogni disco esiste un brano preferito per ognuno di noi, certo alcuni dischi hanno la traccia “assoluta” e li siamo tutti d’accordo oppure siamo dei critici.
Questo disco appartiene alla prima categoria e il mio brano preferito è “Modul 45”, il perché di ciò è affettivo e straordinariamente evocativo; nelle prime battute della traccia una nota viene ripetuta da un piano ed il suono che sento è lo stesso del piano che aveva mio nonno. Mi sembra incredibile ma il suono, il riverbero è esattamente lo stesso, questa volta non è la memoria che lo ricorda ma le emozioni.
Sensibilizzato dai ricordi scopro questa traccia folle e realistica, momenti alterni di tranquillità e quiete, poi allucinazioni, febbre e delirio.

In assoluta allucinazione uditiva sono arrivato alla penultima traccia “Modul 47” che mi cattura per la straordinaria capacità esecutiva, la capacità strumentale e sentimentale di percepire la musica come assoluto veicolo emozionale/psicogico di comunicazione.
Se pensate che il vino abbia influito, confermo e aggiungo che una buona dose di alcool o di relax è fondamentale nell’ascolto musicale che necessita della massima apertura “sensoriale”.

Il disco è finito ma non voglio ancora scendere da questo viaggio, ora chiudo l’articolo e sdraiato in completo relax ricomincio…

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