shostakovic 24 preludi e fughe op.87 keith jarrett

Tracklist

Preludes And Fugues Op.87, 1-12
1.1 Prelude And Fugue No.1 In C Major 8:11
1.2 Prelude And Fugue No.2 In A Minor 2:10
1.3 Prelude And Fugue No3 In G Major 3:29
1.4 Prelude And Fugue No.4 In E Minor 7:24
1.5 Prelude And Fugue No.5 In D Major 4:05
1.6 Prelude And Fugue No.6 In B Minor 5:22
1.7 Prelude And Fugue No.7 In A Major 3:11
1.8 Prelude And Fugue No.8 In F Sharp Minor 6:21
1.9 Prelude And Fugue No.9 In E Major 3:48
1.10 Prelude And Fugue No.10 In C Sharp Minor 6:19
1.11 Prelude And Fugue No.11 I B Major 3:21
1.12 Prelude And Fugue No.12 In G Sharp Minor 6:52
Preludes And Fugues Op.87, 12-24
2.1 Prelude And Fugue No.13 In F Sharp Major 7:03
2.2 Prelude And Fugue No.14 In E Flat M.nor 7:03
2.3 Prelude And Fugue No.15 In D Flat Major 4:20
2.4 Prelude And Fugue No.16 In B Flat Minor 8:59
2.5 Prelude And Fugue No.17 In A Flat Major 5:14
2.6 Prelude And Fugue No.18 In F Minor 4:35
2.7 Prelude And Fugue No.19 In E Flat Major 4:17
2.8 Prelude And Fugue No.20 In C Minor 8:05
2.9 Prelude And Fugue No.21 In B Flat Major 4:01
2.10 Prelude And Fugue No.22 In G Minor 5:09
2.11 Prelude And Fugue No.23 In F Major 5:28
2.12 Prelude And Fugue No.24 In D Minor 10:24

Recording: July 1991, Salle De Music, La Chaux De Fonds.

In vendita usato presso: DiscoGS

Chi poteva attuare questo meraviglioso equilibrio, senza cadere in un’austero ed asettico avanguardismo, che sin troppe volte -in nome di una continua spinta verso l’inaudito- ha prosciugato i cuori e le orecchie di un qualsiasi sentimento? Quando parlo di sentimento non vorrei essere tacciato di sentimentalismo, non vorrei che qualcuno mi fraintendesse… mi riferisco a gioia, dolore, malinconia, ironia, accidia, rimorso, commozione… nella loro forma più pura e candida.

Ebbene Shostakovich con il suo ciclo di 24 preludi e fughe riesce nell’intento, regalandoci una delle più belle pagine per pianoforte solo del ‘900.

Composti nel 1950/52 i 24 preludi e fughe sono una riedizione, una rivisione del clavicembalo ben temperato di Bach, ma rispetto a questi ultimo l’uso della tonalità è completamente cambiato: per il maestro tedesco è un modo per affermare, consolidare le regole creando un riferimento assoluto; per il maestro russo è modo per dare sfoggio di una incredibile creatività, anch’essa riassuntiva; infatti, ascoltando tutto di un fiato i 24 preludi e fughe, si ha come l’impressione che siano una cosa sola, un continuo sgorgare di sensazioni mutevoli, un flusso di energia inarrestabile, un corpo solo, solido e possente.

Ognuno dei 24 brani è composto da 2 parti distinte, che si intersecano, si compenetrano a volte scontrandosi (traccia 8 del disco 1), altre volte inseguendosi l’uno nell’altra e viceversa (traccia 1 del disco 2). La prima parte è il preludio, spesso semplice e lineare, un abbozzo, un’ accennata, delicatissima introduzione (traccia 5 del disco 1), a volte (poche) più lungo della relativa fuga (traccia 2 del disco 2)… il preludio può dare un senso di appagamento, di relativa calma prima del lavorio continuo e cervellotico della fuga (traccia 7 del disco 1), a volte è più drammatico e destabilizzante del contrappunto a seguire (traccia 12 del disco 1).

I preludio viene utilizzato basandosi su un semplice artifizio, già usato al tempo di bach, come il tremolo (traccia 2 del disco 2), che però qui squassa l’ascoltatore nel profondo, lacera e ammutolisce; nella traccia 7 del primo disco un meraviglioso tema sereno e gioviale si libra nell’aria con un’ironia, una profondità aerea, strepitose; nella traccia 10 del disco 1 un tema serioso, determinato ed un poco drammaticamente mobile, s’invola come un serpente nell’inconscio; nella traccia 11 del disco 1 un temino saltarello ci danza attorno con sopraffina ironia, ma anche incantevole distacco; il dramma riaffiora nel potente preludio 12, non c’è scampo, il buio s’avvicina; nel 13, 16 e 18 un senso di violentissima malinconia si sparge tutt’attorno, come foglie autunnali; il grottesco affiora nell’8 e nel 15, come una marcetta sghemba, un giro tra marionette ed inquietanti marcette militari; nel 5 e nel 17 una calma tranquilla e beata ti rischiara la vista, ti apre i polmoni; l’ultimo preludio è l’affermazione di se stessi e della propria arte, shostakovich crea un ponte alla potente fuga finale.

Le tonalità sono usate con le loro luci ed ombre (ad esempio si ascolti la serenità del preludio 1, la tonalità di do maggiore sin dal barocco è stata sempre associata alla luce; oppure il 12, dove un’oscura tonalità di sol diesis minore, ci fa calare nelle tenebre) e spesso danze del passato, come passacaglie, gighe e sarabande, sono scheletri affascinanti e datati, che riappaiono dopo secoli di usura e cultura musicale, evolutasi con i gusti e le mode. Le tonalità poi subiscono delle deformazioni dall’interno, che spostano i colori e che modificano ed intensificano l’ambiguità dell’opera.

Le fughe sono un ambiente perfetto per un autore come shostakovich, la cui arte è sopraffina quando tocca l’elaborazione dei temi. Egli è un maestro assoluto di una creatività basata su di un continuo, arrovellato, complesso mutamento del tema iniziale (si ascoltino la quinta e l’ottava sinfonia e qualsiasi quartetto…) e ciò lo pone con naturalezza vicino alla fuga, inestricabile congegno della mente: la 1 è dolcemente decelerata nella sua serenità, si possono quasi seguire le varie voci, come se l’autore volesse farci vedere come è fatta dentro, con un rallenty sognante; la fuga numero 2, 3 e 9 sono gioia colante allo stato puro; la numero 7 è splendente nel suo tentativo luminescente di accedere ad un cielo sgombro da nubi; la 8 sprofonda in una certa desolazione; la fuga 11 è frenetica e gioiosa; la 12 particolarmente insidiosa dal punto di vista ritmico; la 14 sembra riportare un pò di luce dopo il tremolare triste, infinito del preludio; la 15 è indiavolata ed unagrande prova di virtuosismo compositivo (le 5 voci pretendono una scrittura su 3 righi) e tecnico; l’ultima, la 24 rappresenta l’apice drammatico dell’intera composizione, raddoppia il tempo piano piano, con un procedimento quasi cinematografico, un crescendo accellerando verso una forte e luminosa affermazione.

Questo è un disco davvero straordinario che mi ha colpito subito dal primo ascolto, quasi 20 anni fa.

E’ incredibile come un solo strumento possa creare tutti questi stati d’animo, questi mondi, andando a pescare stili, danze, contrappunti secolari, diammetralmente opposti in taluni casi, ai nostri gusti, ma che qui si fondono magicamente in un’unica forza espressiva, riuscendo a comporre con melodie e lirismo, tante volte estranee a molti compositori del secolo passato, senza snobbismi, settari elirarismi. L’armonia risultante pare conosciuta, vicina, facilmente decodificabile, con mezzi direi apparentemente risaputi, allo stesso tempo sonda nuovi territori. E’ già sentito, ma anche spazio sconosciuto, ferree regole contrappuntistiche, ma anche eccelsa vitalità e creazione di libero pensiero.

Jarrett da poi gran prova qui con un autore che gli è congeniale anche dal punto di vista compositivo, usa tempi mai troppo lenti e riesce con ciò ed un tocco perfetto, ad unificare preludi e fughe in un unico flusso di musica sublime.

La registrazione è praticamente perfetta: il pianoforte non è mai gigante, nè troppo lontano e riverberato, è in primo piano con equilibrio, ogni più piccola sfumatura è ripresa, priva di asprezze, rumori di pedali e martelletti.

Che dire di più?! Provate ad ascoltare tutta l’opera senza interruzioni, sarà un’esperienza unica, da ricordare e replicare.

Buon ascolto.

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