Ozric Tentacles “Paper Monkeys”

Frenetico, intenso e brillante, un mix maturo di Fusion, Funk  Dub.

Autore: Ozric Tentacles
Esecutori:
Ed Wynne (guitar, keyboards, synthesizer, samples, koto, fretless bass, programming),
Brandi Wynne (bass, synthesizer),
Silas Wynne (keyboards),
Ollie Seagle (drums)
Genere: Rock / Electronic
Anno: 2011
Etichetta: Madfish
In vendita usato presso: DiscoGS

Mastered at the Super Audio Centre, Boulder, CO.
Recorded and produced up in the sky, somewhere near Red Feather Lakes, Colorado

Ho conosciuto gli Ozric nel ’99 in occasione del loro tour per il disco “Waterfall Cities” e come accade per qualsiasi fascino ne sono caduto innamorato, catturato dalle spiccate sonorità rock travolte da influenze electro/funk e momenti di pura psichedelia.

Bene i nostri cari Ozric suonano da quasi 30 anni e non mostrano segno di cedimenti sebbene i numerosi cambi di componenti; Ed Wynne (unico membro dall’origine) è un vero genio che con grande maestria ha saputo trasportare la sua visione musicale alle nostre orecchie mantenendo nel corso dei decenni una linea sonora chiara e distinguibile.
Inizio l’ascolto…

Il primo brano è un classico delirio di synth ed effetti trascinato da una ritmica veloce ed incalzante, metronomicamente ineccepibile; le variazioni di chiave di tempo non mancano intervallate da “sliced rhythm” un po Glitch ma che donano al brano un effetto “scimmia”.

Decisamente più rock è l’inizio del secondo brano che ossessivamente ruota intorno ad un riff ruffiano, immancabili i cambi d’atmosfera dove larghi tappeti espandono il fronte sonoro preparando il terreno per le immancabili schitarrate di Wynne, molto bello anche il basso articolato e vigoroso suonato dalla moglie di  Wynne (Brandi).
Il fronte sonoro è sempre molto aperto con ritmiche tra il rock e il folk mescolate con pizzicate Jazz il tutto condito da rimembranze elfiche, una cangiante armonia di suoni e stili.

Nel terzo brano è il Dub a prendere le redini conducendo una tastiera ipnotica, frammenti di Hard Rock e psichedelia Barrettiana spezzano il brano trascinandolo verso il delirio ritmico con momenti di puro rock, fraseggi orientali e immancabili effetti che definisco un tessuto sonoro sempre curioso e imprevedibile.

Il quarto brano inizia con la classica ballata Ozric, dove flauti sintetici arrangiati in sequenze di terzine richiamano il corpo alla danza di folletti e fate nei boschi delle migliori storie nordiche; è un deciso viaggio immaginario quello che si dipana sulle mie orecchie, i riferimenti continuano a moltiplicarsi e stratificarsi; chiudo gli occhi e mi lascio trasportare in questa fantasia.

Il Rock ritorna nel quinto brano alternato da momenti Fusion forse non sempre apprezzabili ma in generale l’ambiente risulta piacevole e divertente come nella tradizione Ozric; il basso è sempre ben presente e dona una grande fluidità a tutta la traccia trascinandolo nei repentini cambi di stile e assoli di chitarra; una chitarra come sempre aperta e ben riverberata che trasmette la sensazione di grandi spazi.

Ecco “Paper Monkeys” la quinta traccia che dà il nome anche al disco, un chiaro esempio del percorso stilistico e professionale del gruppo, la chitarra Rock di Wynne è ben accompagnata da un Ollie in forma e il basso onnipresente di Brandi; il risultato è un Rock denso, aperto, giustamente psichedelico; un brano che strizza l’occhiolino ad una fascia di pubblico molto ampia.
Il momento di delirio sonoro molto Hendrix viene mitigato da momenti di assoluto relax acustico in cui il bravo figliolo Silas (eh si è il figlio a suonare le tastiere, insomma siamo in famiglia) dipana tappeti morbidi e sempre spaziosi come a voler mitigare la concentrazione psichedelica della chitarra del padre; il risultato è decisamente ben equilibrato.

Inizio elastico e ruffiano per il brano “Plown” sesto nella scaletta del disco, ancora importante il contributo della bassista Brandi e un maggiore spazio per le tastiere; l’insieme forse è un pochino molliccio ma non mancano certo spunti di curiosità sonora e ben collaudata struttura armonica; l’arrangiamento qui sembra essere un po stanco e in definitiva il risultato si regge solo sulle classiche connotazioni Ozric.

Non poteva mancare un momento Downtempo in questo disco che come tradizione vuole momenti frenetici e vigorosi alternati o quantomeno ammorbiditi da brani leggeri e meditativi; siamo a “Will of the Wisps” penultimo brano del disco tra rumori di spaziaperti, leggeri riff di synth e morbidi tappeti accompagnati da Ollie con destrezza e discrezione.

Sono arrivato all’ultimo brano  “Air City” dall’inizio intrigante, velocemente arpeggiato, rispettosamente accompagnata da una ritmica veloce quanto sfuggente quasi accennata, l’impressione è di assistere allo scorrere veloci di nuvole nell’immobile cielo azzurro; tutti gli strumenti sono leggeri e in secondo piano quasi a non voler prendere la parola, la sensazione è piacevole di estrema leggerezza e il brano così  velocemente introdotto si è rapidamente evaporato.

Chiunque non abbia mai ascoltato gli Ozric  trova in questo disco la maturità strumentale e professionale di un gruppo longevo, curioso e visionario che regala costantemente piccole perle musicali.

Vi metto questa simpatica intervista.

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