respighi -pini di roma-, -gli uccelli-, -fontane di roma-

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fiammeggiante, coloratissima, rutilante, sfolgorante… l’orchestra di ottorino respighi è un’esplosione di colori e impressioni, apoteosi di quel romanticismo protrattosi nel ‘900, che tenta imperterrito di descrivere le cose e le atmosfere, in contemporanea con i cosiddetti modernismi e furiosi astrattismi delle cosiddette avanguardie…

autore: ottorino respighi

Respighi-Ottorino-07

opere: pini di roma, uccelli, fontane di roma

orchestra: atlanta symphony orchestra

direttore: louis lane

le tracce:

Pines Of Rome
1 I. Pines Of The Villa Borghese 2:34
2 II. Pines Near A Catacomb 6:30
3 III. Pines Of The Janiculum 6:39
4 IV. Pines Of The Appian Way 5:03
The Birds
5 I. Prelude 2:49
6 II. The Dove 4:25
7 III. The Hen 2:57
8 IV. The Nightingale 3:47
9 V. The Cuckoo 4:20
Fountains Of Rome
10 I. Fountain Of Valle Giulia At Dawn 4:06
11 II. Triton Fountain At Morn 2:28
12 III. Fountain Of Trevi At Mid-day 3:16
13 IV. Villa Medici Fountain At Sunset 5:08

casa discografica: telarc

tecnico del suono: jack renner

anno: 1985

l’orchestra dei pini di roma:

l’orchestra degli uccelli: 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, celesta, arpa, archi.

l’orchestra delle fontane di roma:

respighi è stato uno dei più famosi compositori della prima metà del xx secolo, nato a bologna nel 1879 e morto a roma nel 1936, uno dei più eseguiti ancora oggi… molti i suoi detrattori, soprattutto gli avanguardisti ad oltranza, tuttavia nelle sue opere, a dispetto di sommari e tombali giudizi di una critica sorda, c’è molta sostanza musicale e molta passione… sentimenti e qualità che possono riscattare anche le più anonime opere d’ingegno ed in questo caso le composizioni non sono nè anonime, nè vuote… anzi…

ottorino si appropria del poema sinfonico, che già alla fine dell’800 aveva significato il risveglio delle identità nazionali, trae ispirazione dal paesaggio, dai costumi, dalla cultura  del suo paese, scopre l’importanza della civiltà musicale del passato, inserisce sempre di più elementi arcaicizzanti nelle suo linguaggio, cercando così di rinnovare e svecchiare la musica italiana del tempo (un tentativo che sembra apparentarlo ad un artista completamente diverso, come arvo part…)… strana cosa questa, solo apparentemente: innovare tornando al passato, ad un passato remoto…

PINI DI ROMA

  1. I pini di Villa Borghese
  2. Pini presso una catacomba
  3. I pini del Gianicolo
  4. I pini della Via Appia

i pini di roma sono del 1924 ed il primo quadro è così descritto da respighi: “giocano i bimbi nella pineta di villa borghese: ballano a girotondo, fingono marce soldatesche e battaglie, s’inebriano di strilli come rondini a sera, e sciamano via. improvvisamente la scena si tramuta…”

l’orchestra è scintillante, un ventaglio di timbri diversi crea una magica e giocosa atmosfera… si riconosce il temino della cantilena infantile madama dorè…

“…improvvisamente la scena si tramuta… ” ha inizio la seconda scena, totalmente differente dalla prima… “ecco l’ombra dei pini che coronano l’ingresso di una catacomba; sale dal profondo una salmodia accorata, si diffonde solenne come un inno e dilegua misteriosa”… un tema potente e magniloquente si costruisce e poi si scioglie  poco dopo…

la terza scena: “trascorre nell’aria un fremito: nel plenilunio sereno si profilano i pini del gianicolo. un usignolo canta. l’atmosfera è sognante e rarefatta…”… qui respighi inserisce il canto di uccello registrato, su di una orchestra in pianissimo, fremente…

il quarto brano è una marcia trionfale un crescendo glorioso ed eroico, enfatico: “alba nebbiosa sulla via appia. la campagna tragica è vigilata da pini solitari. indistinto, incessante, il ritmo d’un passo innumerevole. alla fantasia del poeta appare una visione di antiche glorie: squillano le buccine ed un esercito consolare irrompe, nel fulgore del nuovo sole, verso la via sacra, per ascendere al trionfo del campidoglio”.

GLI UCCELLI, suite per piccola orchestra su temi di autori del XVII e XVIII secolo

  1. Preludio (B. Pasquini)
  2. La colomba (J. De Gallot)
  3. La gallina (J. Ph. Rameau)
  4. L’usignolo (anonimo inglese)
  5. Il cuccú (B. Pasquini)

l’opera rientra nello stile neoclassico dell’epoca e permette al compositore di dare sfoggio delle sue qualità sopraffine di orchestratore… i brani imitano il verso degli uccelli  descritti e sono dei piccoli gioiellini di melodia e timbro… tutta musica che viene dal 1600-1700 italiano e francese, rielaborata dal bolognese nel 1927…

FONTANE DI ROMA

  1. La fontana di Valle Giulia all’Alba (Andante mosso)
  2. La fontana del Tritone al mattino (Vivo, Un poco meno allegretto, Più vivo gaiamente)
  3. La fontana di Trevi al meriggio (Allegro moderato, Allegro vivace, Più vivace, Largamente, Calmo)
  4. La fontana di Villa Medici al tramonto (Andante, Meno mosso, Andante come prima)

il poema sinfonico scritto nel 1916 descrive le quattro principali fontane di roma, nel momento in cui la loro bellezza è maggiore, quando le condizioni particolari dell’ambiente circostante tendono ad amplificare la loro qualità artistiche…

il primo brano descrive una scena campestre, legni e corni cantano dolci melodie, tutto è calmo e rilassato… l’orchestra si dipana in finissime armonie, dolci trilli, lunari pennellate delicate…

improvvisamente tutto cambia, introdotti da potenti trilli di corni, incominciano a inseguirsi e giocare tritoni, schizzi d’acqua bagnano tutta la fontana… è un’apoteosi trionfale, guizzi dei legni mimano i movimenti rapidi, puntellati dal pianoforte e dalla celesta, un’atmosfera quanto mai liquida…

poi si giunge alla maestosità della fontana di trevi con gli ottoni tutti, imperiosi, magniloquenti, in fortissimo… una parata di sirene, tritoni, cavalli marini… poi tutto passa, il corteo si dilegua e lontani riverberano i corni…

nel quarto quadro, che succede agli altri senza soluzione di continuità, si giunge alla serenità del tramonto, gli animi si quietano… nostalgia del tramonto, bisbigli, mormorii… lentamente arriva nel finale la calma della notte…

la registrazione è perfetta, serve una dinamica impressionante per portare un’orchestra così imponente in una registrazione, che si voglia avvicinare un pò alla realtà, dinamica di oltre 100 decibel, dal soffio del flauto ed il cinguettio delicato, al coro imperioso degli ottoni, con lo sconquasso della grancassa… l’immagine consente di avvertire la posizione delle varie sezioni orchestrali e queste non si impastano mai, nemmeno dei momenti affollati in fortissimo (come nel quarto brano)… da ascoltare e riascoltare e studiare e studiare… un altro capolavoro di jack renner…

buon ascolto.

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