Oscar Peterson “Oscar Peterson meets Roy Hargrove And Ralph Moore”

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Un disco pieno di allegria e buona musica, un quintetto meraviglioso, piacevole da ascoltare. Roy Hargrove e Ralph Moore alla tromba e sax tenore rispettivamente, sono favolosi; un Pedersen strepitoso.



AutoreOscar Peterson
Esecutori:

Oscar Peterson (Piano)
Roy Hargrove (Trumpet)
Ralph Moore (Saxophone)
Niels-Henning Ørsted Pedersen (Bass)
Lewis Nash (Drums)

Recorded at Manta/Eastern Studio A, Toronto, Canada on June 11 & 12, 1996

Genere: Jazz
Anno: 1996
EtichettaTelarc Records
In vendita usato presso: DiscoGS

Non è raro trovare un artista conclamato come Oscar Pederson registrare in studio con giovani talenti, più improbabile invece è che la sessione di registrazione produca qualcosa di notevole come “Oscar Peterson meets Roy Hargrove And Ralph Moore”; lo spirito è nella purezza della jam session con una vena di competizione tipica di Peterson, grande tecnica ritmica e un feeling entusiasmante.
Al tempo in cui è stato inciso questo disco Peterson era appena uscito da un infarto ma nonostante le implicazioni che un evento simile lascia o forse proprio per questo, Peterson si è lasciato coinvolgere in questo progetto, con artisti di notevole talento.

Oscar Peterson

oscar_petersonCanadese, pianista, compositore e band leader,  formazione di pianoforte classica, prima di dedicarsi al Jazz ha suonando soprattutto in Canada nei night club di Toronto e Montreal.

Dopo numerosi inviti da parte dei colleghi americani si convince ad affrontare il JATP alla Carnegie Hall di New York nel 1949. La performance è strabiliante, il successo folgorante, era nata una nuova stella.

Ha poi lavorato con Ray Brown, in un primo momento come un duo, prima di fondare nel 1952 il suo primo trio che comprendeva in successione, i chitarristi Irving Ashby, Barney Kessel e Herb Ellis.

Ha registrato praticamente con quasi tutti i più leggendari jazzisti, tra cui Dizzy Gillespie, Stan Getz,  Eddie “Lockjaw” DavisHerb EllisMax Roach.

Roy Hargrove

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Trombettista Jazz americano e band leader, nato a Waco, Texas il 16 Ottobre 1969.
Bandleader del gruppo progressista Rh Factor, che combina elementi di Jazz, Funk, Hip-hop, Soul e Gospel, scoperto da  Wynton Marsalis in visita alla sua scuola.

Roy ha una carriera sfavillante che lo vede continuamente in tour con le sue formazioni Quintet e Big Band; non mancano collaborazioni importanti con artisti internazionali e grandi jazzisti tra cui Herbie HancockBranford Marsalis e Stephen Scott.

Ha vinto due volte il Grammy Award, nel 1998 con l’album “Habana” e nel 2002 con “Direction in Music” insieme a Herbie Hancock e Michael Brecker.

Ralph Moore

Ralph_MooreSassofonista londinese classe 1956, una lunga carriera con non troppe incisioni ma con tanti concerti e collaborazioni; inizia il suo percorso musicale all’età di 13 anni quando riceve in regalo da sua madre una tromba; inizia a studiare con Alan Briggs a Brixton e ben presto si innamora del sassofono che Briggs possiede, la forma lo cattura più di ogni altra cosa.

Si sposta con il padre in California dove inizia il suo percorso jazzistico alla Santa Maria High School, la sua personalità presto si manifesta e viene subito notato e preso da Frank Quintero per il suo tour in sud america.

Nel 1981 si sposta a New York e in breve tempo entra nel Horace Silver Quintet dove la sua carriera decolla e lo porterà a collaborare con Roy Haynes, Charles Mingus e il trombettista Freddie Hubbard.

Niels-Henning Ørsted Pedersen

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Contrabbassista Danese, classe 1946, un grande del Jazz aggiungo personalmente. Inizia a studiare e suonare il contrabbasso a 14 anni e in poco tempo forma il suo primo gruppo i Jazzkvintet 60;  il suo incredibile talento viene subito accolto dalla Copenhagen’s Jazzhus Montmartre che lo ingaggia come contrabbassista ufficiale.

Il suo spessore musicale è pari alle innumerevoli collaborazioni prestigiose di tutta la sua carriera, per citarne un esempio a 17 anni ha dovuto rifiutare l’offerta di entrare nell’orchestra di Count Basie (la legge americana non consentiva ai musicisti di quell’età di lavorare e vivere in America).

Come contrabbassista residente ebbe la fortuna e l’onore di suonare con molti dei grandi talenti del Jazz, di cui posso citarne giusto qualcuno visto la lunghissima lista, Bill Evans, Bud Powell, Dexter Gordon, Roland Kirk, Sonny Rollins, Ella Fitzgerald.

Lewis Nash

lewis-nashAmericano di Phoenix in Arizona, da molti considerato uno dei più grandi batteristi della sua generazione.

Il suo primo colpo di bacchetta l’ha dato a 10 anni e da quel momento l’amore per la batteria è esploso portandolo a suonare nelle band jazzistiche locali all’età di 18, per arrivare a 21 anni e il più ricercato batterista di Phoenix.

Spostatosi a New York entra nel trio della cantante Betty Carter che lo impegna in un tour mondiale di 4 anni; le collaborazioni eccellenti continuano e tra i più blasonati troviamo Sonny Stitt, Art Pepper, J.J. Johnson, Stan Getz, Natalie Cole.

Nash oltre ad essere registrare e suonare con numerosi artisti, tenere lezioni e workshop, suona e registra con i suoi gruppi ed è inoltre testimonial dei più grandi marchi produttori di batterie e percussioni.

Il disco

Incisione di alta qualità (all’epoca era raro trovare incisioni a 20 bit) e ripresa impeccabile per un’etichetta che si è spesso distinta per la qualità delle incisioni ma anche per la qualità del materiale e della scelta artistica. Nelle super blasonate registrazioni attuali questa vecchia gloria Telarc ben figura, a conferma che la tecnologia  vale poco senza una grande tecnica e una precisa idea sul materiale da registrare. Ascoltate il suono delle corde sotto il rullante o il pedale della cassa per farvi un’idea.

La prima traccia è un classico del Jazz, un omaggio al grande Gil Fuller che insieme a Chano Pozo scrissero “Tin Tin Deo” una mix di bop e ritmi cubani. Difficile raccontare il livello musicale di questo quintetto senza sconfinare in assolutismi; il feeling è caldo, da club con un superbo Hargrove dalla tromba potente e graffiante e un Moore distinto ad armonizzare con cura quasi chirurgica il tessuto sonoro. Grande ritmo e mood pervengono da Nash che tiene le fila con scioltezza e grande respiro; molto bello lo stile di Pedersen che intreccia armonie continue tra le percussioni, il piano e i fiati mesciando con grande abilità spunti contrappuntistici e accompagnamenti. Forse è proprio Peterson a non risultare brillante in mezzo a questi talenti.

“Rob Roy” è la seconda traccia di questo disco, scritta da Peterson appositamente per Roy Hargrove, fin dalle prime note ritroviamo la grande abilità di Peterson al piano, con fraseggi e scalate armoniche divertenti e ritmate; anche in questo brano non posso che riconfermare la bellezza della tromba di Hargrove e la strabiliante capacità interpretativa di Pedersen. Bellissima traccia, mi sono perso nell’ascolto… Da ballare!

Terzo brano, una bellissima session chiamata “Blues for Stephanie” di Buck Clayton trombettista americano dell’orchestra di Count Basie. Molto piacevole l’interpretazione di Peterson, interessantissimo l’assolo di Moore che rivela un carattere molto personale, una capacità interpretativa fuori dai consueti standard jazzistici (dopo Coltrane è dura). Mi ripeto e non me ne vergogno, bellissima la tromba di Hargrove… Me ne sto innamorando.

“Ecstasy”, delicatissimo e intimo brano composto da Peterson. Stupendo il duetto tra Moore e Hargrove, all’unisono come due voci che parlano la stessa intensità, lo stesso sentimento pur appartenendo a due mondi differenti. Per questa volta rimango impressionato dall’assolo di Moore che trascende lo strumento e trasporta con grande empatia sentimenti ed emozioni dal profondo. Che dire dell’assolo di Pedersen?

Trovatela qui la risposta, in questo piccolo e corposo intro di Pedersen che nello standard “Just Friends” (di John Klenner e Sam M. Lewis) lancia un ritmo veloce e folleggiante dove a turno ogni componente di questo grande quintetto prende il sopravvento divertendosi ed improvvisando. Delizioso.

Divertente e allegra l’ottava traccia “Truffles”, che strizza l’occhio con il suo ritornello da big band. Anche qui ritrovo sempre più interessante la tromba di Hargrove e l’impeccabile e curioso Pedersen che accompagna e trama il tessuto sonoro sugli spazi del piano e della batteria.

“North York” è il brano conclusivo del disco, veloce, swingato, con forti tinte e gusto urbano. Ecco che alla fine del disco ritrovo un Peterson in forma con la grande velocità sulle dita; il suo tocco è chiaro, preciso, veloce,  armonicamente ricco e ritmicamente coinvolgente.

Sono arrivato alla fine del disco omettendo un po di parti, non sono stato obbiettivo lo so e quindi riassumo qui in fondo. Alcuni brani non li ho segnalati perché un po sdolcinati ma che valgono assolutamente l’ascolto; non ho neppure parlato molto di Nash, ma che dire? Perfetto, forse troppo, ed in questo quintetto eccezionale lui ha fatto il suo lavoro con grande abilità ma senza peculiarità.  Queste sono le parole di chi ha già la fortuna di ascoltare questa bella musica, ma nessun grado per il giudizio di così piccole cose.

Non fatevi mancare questo disco!

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