steve reich – music for 18 musicians –

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opera ipnotica, poliritmica e ostinatamente martellante, apparentemente immobile e fissa, music for 18 è un viaggio straordinario ed inusuale, spalanca nuove porte percettive, ci immerge in un humus vorticoso e statico, che esplora un nuovo mondo sonoro, claustrofobico e mistico, ripetitivo ed esaltante, eccentrico ed innovativo, insinuante e sinuoso…

autore: steve reich

titolo: music for 18 musicians

esecutori: steve reich and musicians

organico: un violoncello, un violino, due clarinetti, quattro pianoforti, tre marimba, due xylofoni, un vibrafono,  quattro voci femminili

tracce:
1-Pulses  5:26

2-Section I  3:58

3-Section II  5:13

4-Section IIIA  3:55

5-Section IIIB  3:46

6-Section IV  6:37

7-Section V  6:49

8-Section VI  4:54

9.Section VI I  4:19

10-Section VIII  3:35

11-Section IX  5:24

12-Section X  1:51

13-Section XI  5:44

14-Pulses  6:11

casa discografica: nonesuch

registrato nell’ottobre del 1996 a new york

ingegnere del suono: john kilgore

anno: 1998

reich fa parte assieme a lamonte young, terry riley, philip glass e john adams, della minimal music, corrente artistica nata verso la metà degli anni ’60 del XX secolo, analogamente alla minimal art… in essa si possono vedere influssi dai raga indiani, dell’orchestra gamelan indonesiana, influenze dal movimento fluxus, john cage, probabilmente anche influenze e stimoli derivanti da giacinto scelsi, compositore italiano molto particolare e poco conosciuto…

reich ama il jazz, il be-bop del batterista kenny clarke ed il jazz modale di john coltrane, studia musica alla juilliard school e successivamente partecipa alle lezioni di luciano berio… non digerisce la musica atonale, che non ama e berio lo aiuta ad intraprendere una via originale nella tonalità (“se tu vuoi comporre musica tonale, perchè non lo fai?”), sistema tonale che allora pare senza sbocchi, prosciugato, privo di potenziale vitalità creativa… all’inizio della carriera registra i suoni ambientali e li modifica sfasandoli e manipolandoli continuamente…

la composizione è un processo sonoro basato essenzialmente sulla complessa giustapposizione di poche strutture ritmiche e melodiche ostinatamente e lungamente ripetute, con minime variazioni e affascinanti sfasamenti lenti… il cosiddetto “phasing“… la poliritmia che ne scaturisce è assolutamente ed implacabilmente affascinante, il cervello è attirato dal flusso sonoro pulsante ed infine come felicemente ed inconsapevolmente piegato ed intrappolato dal ritmo incessante e pressante… una potente manifestazione di furore tribale…

composizione, esecuzione, ascolto sono allo stesso livello, il generarsi dell’opera ha il ruolo principale, è il centro del brano, l’attenzione è posta a impercettibili micro variazioni ritmiche, melodiche, armoniche e timbriche… le influenze di spiritualità orientale sono forti… l’organico minuto e facilmente trasportabile, come avviene nella musica rock e popolare, è funzionale alla possibilità del compositore di eseguire la sua musica in giro per il mondo senza grossi problemi logistici…

la poliritmia assoluta ed estrema di reich, che così matematica ed inesorabile non è presente in maniera così radicale negli altri protagonisti del minimalismo, si distingue dal classico contrappunto per il fatto che essa si manifesta utilizzando i vari strumenti senza una organizzazione scalare delle altezze musicali, nell’intreccio di almeno 2 figure ritmiche secondo precisi rapporti matematici proporzionali… intrecci che possono riguardare figure ritmiche della stessa lunghezza o di lunghezze differenti…

l’espressione è prosciugata, il sentimento e le emozioni paiono bandite e secondarie… è il trionfo della struttura, della forma primordiale… e qui la struttura si sposa alla timbrica rinsecchita degli strumenti a percussione, il singulto dei fiati, i tratti taglienti degli archi sminuzzati…

in music for 18 musicians, scritta tra il 1974 ed il 1976, reich espone in pulses 11 accordi con l’intero organico e costruisce il resto dei brani utilizzando di volta in volta uno di essi… alla fine gli accordi si ripresentano, in una perfetta simmetria… in questo schema apparentemente rigido e semplice, la ricchezza armonica risultante è eccezionale e veramente sorprendente ed oltre a ciò si rimane ammaliati dalla bellezza timbrica degli strumenti: i pianoforti martellanti, il luminosissimo vibrafono, i respiri brevi delle voci femminili…

i microtemi pulsano e si stratificano in un vorticoso respiro di 68 minuti… il vibrafono ha un ruolo particolare nella composizione: segnala ogni variazione armonica, ogni cambiamento melodico e la transazione da una sezione ad un’altra… come fosse il capo della tribù: una tecnica che reich sembra aver assorbito dalla musica africana e dalla musica balinese, in cui alcuni percussionisti esterni al gruppo svolgono il ruolo di controllori del tempo di tutta l’orchestra…

si crea una magica illusione, l’ascoltatore è infatti indotto a credere all’evoluzione del tema principale, alla sua lenta e graduale mutazione, anche se in realtà è ripetuto e ripetuto, senza pause… il lento sfasamento sorprende e aggiorna la spezzata melodia meccanica… tutto si muove, un delirio brulicante di suoni brevi e netti, ma allo stesso tempo tutto è fermo e ritorna al punto di partenza in questo che è un capolavoro ed un punto di riferimento per tutta la musica del ‘900… le influenze poi in altri generi sono evidenti, imprevedibili, importanti e molteplici (michael nyman, brian eno, nik bartsch’s; tanto per citarne alcuni)…

la registrazione è veramente di livello altissimo: i particolari sono nettissimi e illuminati con una coerenza d’insieme rara… tutte le sfaccettature timbriche e ritmiche sono amplificate e delineate, in un risultato globale preciso, ma non eccessivamente analitico, l’ascolto non è affaticante…

buon ascolto.

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